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Carlo Felice, esposto di Silvia Salis e del sovrintendente Galli: «Valore delle scenografie gonfiato fino a 50 volte. Il teatro rischia il commissariamento»

La sindaca Silvia Salis annuncia di aver presentato un esposto alla Procura della Repubblica e alla Corte dei conti sui conti 2024 del Teatro Carlo Felice. Nel mirino la rivalutazione di quattro scenografie acquistate dalla Scala per 30 mila euro e finite a bilancio per un milione e mezzo. Per il Comune la priorità adesso è evitare il commissariamento e mettere in sicurezza lavoratrici, lavoratori e fondazione

Il caso Carlo Felice esce dai palazzi e approda direttamente in procura e sui social, con un video in cui la sindaca Silvia Salis sceglie di alzare il livello dello scontro politico e istituzionale su una delle partite più delicate della città. La sindaca annuncia di avere depositato, insieme al sovrintendente del teatro, Michele Galli, un esposto alla Procura della Repubblica e alla Corte dei conti per fare luce su quelli che definisce «fatti gravi e preoccupanti» emersi dal bilancio 2024 della fondazione lirica, chiuso durante la precedente amministrazione.

Al centro della denuncia c’è la vicenda di quattro scenografie acquistate nel 2022 dalla Scala di Milano per un valore complessivo di 30 mila euro. Secondo quanto afferma Silvia Salis, quelle stesse scenografie sarebbero state iscritte a bilancio nel 2024 con un valore di un milione e mezzo di euro, senza una perizia certificata. Una differenza enorme, che nel racconto della sindaca assume un peso decisivo perché sarebbe stata proprio quella rivalutazione a consentire al Teatro Carlo Felice di chiudere il 2024 in attivo per 19 mila euro. «Le stesse sono state messe a bilancio nel 2024 con un valore di un milione e mezzo di euro, senza nessuna perizia certificata. Cinquanta volte il loro costo» dice la sindaca, parlando apertamente di una situazione che, se confermata, rischierebbe di produrre effetti molto pesanti sui conti del teatro e sull’intera città.

Il quadro, nella ricostruzione fatta da Palazzo Tursi, è già ora molto critico. Silvia Salis spiega infatti che il bilancio 2025 del Carlo Felice prevede al momento una perdita di 2 milioni e 800 mila euro, ma avverte che quella cifra potrebbe crescere di almeno un altro milione nel caso in cui venga accertata la sopravvalutazione delle scenografie. È qui che il linguaggio della sindaca si fa ancora più netto, perché collega direttamente l’eventuale correzione dei conti a un impatto devastante sulla fondazione. «Un’ammazzata tremenda per il teatro e per la città» la definisce, fissando anche una data che rende il caso ancora più urgente: il 30 giugno. Se entro quel termine le perdite non verranno ripianate, sostiene il Comune, scatterebbe il commissariamento.

La preoccupazione, nel messaggio diffuso sui social, viene tradotta in termini molto concreti. La sindaca parla di 300 posti di lavoro a rischio, dei fondi che devono ancora arrivare e del prestigio stesso del Carlo Felice, uno dei simboli culturali più forti di Genova. Ed è proprio a partire da questo scenario che Silvia Salis trasforma il caso contabile in un attacco politico frontale al centrodestra, accusato da mesi di impartire lezioni sulla gestione dei bilanci salvo poi lasciare in eredità situazioni ad altissimo rischio. Nel video richiama anche il caso di Azienda mobilità e trasporti, sostenendo che lo stesso schema si starebbe ripetendo anche sul teatro. «Se il risultato è il rischio di fallimento per i nostri autobus e il rischio di commissariamento per la nostra fondazione, preferiamo studiare su altri libri» afferma, scegliendo un tono durissimo e chiaramente polemico verso chi governava prima.

Dentro questa cornice si inserisce anche il nuovo capitolo dello scontro sui Balletti di Nervi. Per la sindaca, nel pieno di una situazione finanziaria tanto delicata, insistere sull’edizione 2026 del festival significa non vedere la gerarchia delle priorità. Silvia Salis ricorda che nel 2025 i Balletti di Nervi sarebbero costati 1 milione e 200 mila euro, generando 900 mila euro di perdite. Numeri che la portano a definire l’operazione «irripetibile» e «totalmente fallimentare», aggiungendo che il Comune non ha le risorse per sostenerla ancora in queste condizioni.

Anche sul fronte regionale il giudizio è netto. La sindaca osserva che la Regione si sarebbe detta pronta a versare 500 mila euro per i balletti di quest’anno, ma non avrebbe ancora liquidato i 500 mila euro promessi per l’edizione 2025. E comunque, aggiunge, non basterebbero. Nella ricostruzione di Palazzo Tursi, se la Regione vuole davvero contribuire a mettere in sicurezza il Carlo Felice e contemporaneamente tenere in vita i Balletti di Nervi anche nel 2026, l’impegno economico richiesto sarebbe molto più alto. «Di milioni ne servono altri tre, se no di cosa stiamo parlando?» dice Silvia Salis, lasciando intendere che le cifre fin qui evocate da piazza De Ferrari siano del tutto insufficienti rispetto alla realtà del bilancio.

La linea del Comune, a questo punto, viene indicata in modo molto chiaro. Prima viene la tenuta della fondazione, poi tutto il resto. La priorità assoluta, spiega la sindaca, è «stabilizzare il teatro e le sue lavoratrici e i suoi lavoratori», anche accettando l’idea di trasformare i Balletti di Nervi in un appuntamento biennale invece che annuale. È una posizione che non mette in discussione il valore culturale del festival, ma che lo subordina apertamente alla necessità di evitare che il Carlo Felice precipiti in una crisi ancora più grave.

Il passaggio finale del video è anche il più politico e il più tagliente. Silvia Salis chiude infatti con una frase destinata a pesare nel confronto delle prossime settimane: «La cultura si difende con scelte serie, non con i bilanci creativi». Una formula che riassume insieme la denuncia contabile, l’attacco alla precedente amministrazione e la scelta di spostare il baricentro del dibattito dai festival ai conti veri del teatro.

Ora il caso entra in una fase nuova. Da una parte ci saranno gli accertamenti che seguiranno all’esposto presentato alla Procura della Repubblica e alla Corte dei conti. Dall’altra resta la corsa contro il tempo per evitare che le perdite del Carlo Felice si traducano in un commissariamento. In mezzo ci sono il bilancio 2025, il nodo delle scenografie, le risorse ancora mancanti e un conflitto politico che, da oggi, non si gioca più soltanto nelle aule istituzionali ma anche davanti all’opinione pubblica.


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